*“Risorse (in)Umane”: quando la provocazione diventa semplificazione”
La forza principale del libro è la sua tesi provocatoria: non esistono “risorse umane”, esistono persone inserite in contesti che le valorizzano o le spengono.
Questa impostazione ribalta la narrativa tipica del mondo HR e della crescita personale.
Non si parla di “migliorarsi per adattarsi”, ma di: riconoscere ambienti tossici o incoerenti smascherare la falsa meritocrazia osservare i meccanismi di potere informale distinguere talento reale e talento politico.
È una posizione che lo avvicina più alla critica culturale dell’organizzazione che alla manualistica aziendale.
“Risorse (in)Umane” si presenta come un’opera di rottura rispetto alla narrativa tradizionale del mondo HR e della crescita personale. Tuttavia, al di là dell’intento dichiarato, il libro finisce spesso per scivolare in una lettura fortemente polarizzata e ideologica delle dinamiche organizzative.
